Appesi a un FILO. Diritti e dignità nella moda – Rimini

Rimini – Lunedì 8 aprile 2019 dalle ore 17:00 alle 18:30

Cineteca Rimini
Via Gambalunga, 27, 47921 Rimini

Organizzato da Pacha Mama Commercioequo Rimini

Chi ha fatto i miei vestiti? Non ce lo chiediamo spesso, eppure sarebbe importante conoscere la filiera di produzione dei grandi marchi, cosa si nasconde dietro, quali battaglie sono state fatte, e cosa è già migliorato.
Avremo la fortuna di parlarne con Kalpona Akter. Attivista, operaia nel settore tessile da quando aveva 12 anni, è oggi responsabile del Bangladesh Center for Workers Solidarity.

Kalpona Akter. Donne coraggiose. 8 aprile Cineteca Gambalunga Rimini – ore 17.00
“Voglio farvi conoscere chi ha fatto i vostri vestiti.
Noi vogliamo il lavoro, abbiamo bisogno di questo lavoro, ma vogliamo lavorare con dignità.”

Poche donne in tutto il mondo comprendono le realtà più grigie del fast fashion più di quanto non sappia farlo Kalpona Akter. Operaia, lavoratrice minorenne lei stessa, diventa presto attivista per i diritti civili e dei lavoratori.
È la fondatrice e direttrice esecutiva del Bangladesh Centre for Worker Solidarity.

Per questo ha ricevuto ripetutamente minacce e pressioni. Nel 2002 il suo collega sindacalista Aminul Islam è stato rapito, torturato, e in seguito ucciso da sconosciuti. Ha ricevuto il premio Human Rights Watch di Alison Des Forges per l’Attivismo straordinario.

La sua organizzazione combatte contro lo sfruttamento dei lavoratori tessili in Bangladesh e per far crescere i loro diritti, inclusa la sicurezza nelle fabbriche di abbigliamento, i salari minimi e il loro diritto di esprimersi in organizzazioni sindacali.

La sua azione ha avuto maggior impatto in particolare dopo gli eventi più tragici dell’industria del tessile, l’incendio di Tazreen e il crollo dell’edificio Rana Plaza, rispettivamente nel 2012 e 2013.

Creare lavoro non sempre coincide con creare le basi per autonomia e indipendenza delle donne. Noi vogliamo il lavoro, abbiamo bisogno di questo lavoro, ma vogliamo lavorare con dignità.

Sono queste le parole che Kalpona Akter rivolge nel 2015 in New Jersey alle grandi aziende americane che realizzano le loro commesse in Bangladesh. Nel tentativo di consegnare una lettera al quartier generale di Children’s Place (abbigliamento per ragazzi), Kalpona viene arrestata e trattenuta per alcune ore.

Akter ha avuto un ruolo chiave nel sollecitare i marchi occidentali aderire ad un Accordo per la Sicurezza del lavoro in Bangladesh, e la sua testimonianza del Congresso degli Stati Uniti ha contribuito a inquadrare le linee guida per una proposta di legislazione contro le cattive condizioni di lavoro nel settore dell’abbigliamento.

Attualmente, l’obiettivo principale di Kalpona Akter è l’indipendenza finanziaria dei lavoratori del settore abbigliamento in Bangladesh, accanto a migliori condizioni ambientali e maggiore equità di genere. Per oltre l’80% si tratta di lavoratori donne.

Nel 2018 l’industria dell’abbigliamento in Bangladesh collegata ai grandi marchi occidentali ha offerto uno stipendio minimo mensile di circa 70$, considerato ai minimi della sussistenza, tra l’altro cresciuto negli ultimi anni dopo solo l’attività di sensibilizzazione promossa dalle organizzazioni dei lavoratori, in seguito alla tragedia del Rana Plaza.
L’incendio di Tazreen e il crollo dell’edificio Rana Plaza.

Il 24 novembre 2012, la Tazreen Fashions, una fabbrica di abbigliamento fornitrice di importanti marchi internazionali (tra cui Walmart e la italiana Piazza Italia), è stata avvolta dalle fiamme. Incastrate dietro uscite bloccate, più di 120 persone sono morte intrappolate, mentre cercavano di scappare. 300 lavoratori sono rimasti gravemente feriti. Quando divampò l’incendio, i lavoratori restarono intrappolati nella fabbrica: le uscite erano bloccate e l’unico modo per scappare era buttarsi dalle finestre dei piani alti.

Una tragedia annunciata, che assume valori ancora più catastrofici nell’evento dell’anno successivo, il più grave incidente mortale mai avvenuto nella storia dell’industria dell’abbigliamento, e delle manifattura in genere. Il 24 aprile 2013 il Rana Plaza, un edificio commerciale di otto piani, crollò nel distretto nella Grande Area di Dacca, capitale del Bangladesh. 1.130 le vittime, circa 2.500 i feriti furono estratti vivi dal palazzo.

Entrambe le tragedie hanno negli anni successivi ispirato i movimenti di protesta dei lavoratori e quelli di sensibilizzazione nei mercati delle grandi aziende internazionali, al fine di imporre loro una maggiore responsabilità nei controlli della filiera dei fornitori degli indumenti. Molti dei grandi marchi coinvolti, tra cui Walmart e Benetton, dopo una iniziale smentita del loro coinvolgimento nella produzione dei capi, sono stati costretti a partecipare al meccanismo di risarcimento per le famiglie delle vittime e dei feriti.

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